Log in or Create account

NUMERO 25 - 09/09/2020

 No a una riforma ingannevole

La classe politica ha scambiato la revisione costituzionale con la formazione del governo; infatti, al momento in cui la proposta di revisione (A.C. n. 1585) veniva presentata, la stessa già figurava nel contratto di governo stipulato all’indomani delle elezioni del 2018 tra M5S e Lega Nord. Questo baratto si rinnovava poi con la nascita del governo Conte Bis, che vedeva modificata la sua compagine con il PD in luogo della Lega. Per questa ragione il PD alla quarta delibera rovescia i precedenti no in un repentino e necessario sì. Questo cambio di rotta può non sorprendere considerando che l’adesione alla menomazione del Parlamento era stata già assicurata con la fiducia al Conte Bis, il cui programma di governo infatti presentava il taglio degli eletti al decimo punto. Quindi, il tema anticasta da pregiudiziale elettorale di esclusivo appannaggio dei M5S per osmosi diventa la bandiera politica anche del PD, che prima di allora si era invece mostrato tiepido, se non contrario, all’argomento per le sue inevitabili ricadute demagogiche, da tener distinto dall’ipotesi della riduzione inserita in un contesto riformatore esteso al bicameralismo e alla forma di stato. Il do ut des si riconfermava per la terza volta quando, chiuso l’iter parlamentare dell’art. 138 Cost., il PD si vedeva costretto a orientare con scarsa chiarezza e credibilità il voto dei suoi elettori a favore della proposta per la semplice ragione che un’eventuale bocciatura popolare avrebbe potuto compromettere la tenuta dell’esecutivo con inevitabile responsabilità per quei partiti, che indirettamente sarebbero stati la causa della crisi di governo. In questo ultimo baratto la revisione era scambiata dunque contro il mantenimento in vita del governo… (segue)



Execution time: 90 ms - Your address is 34.200.236.68
Software Tour Operator