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NUMERO 34 - 28/12/2022

 Il Parlamento come sede del dialogo multilivello tra Assemblee legislative: quali prospettive?

Il tema delle prospettive degli assetti istituzionali e costituzionali tra Roma e Bruxelles interseca inevitabilmente la riflessione sulla riforma della forma di governo e, al suo interno, sul futuro ruolo delle Camere. Seppure non unanime, può ritenersi condivisa l’esigenza del superamento dell’attuale forma del bicameralismo italiano che, al di là di differenziazioni numeriche e di elettorato passivo, è stato costituzionalmente configurato come “perfetto e paritario” sul piano delle funzioni e delle prerogative. Questa cornice non ha tuttavia impedito, come è noto, alle due Camere di differenziarsi non solo sul piano organizzativo ma anche, aspetto particolarmente rilevante, sulla risposta e in alcuni casi sullo stesso grado di attenzione da dedicare all’assolvimento di alcuni compiti. Un esempio significativo, e certo non unico, è dato dal diverso approccio che Camera e Senato hanno adottato con riferimento alla procedura del “controllo di sussidiarietà”, prevista dal Trattato di Lisbona e attribuita in Italia, dalla l. 234/2012, ad entrambe le Camere (scelta non sempre adottata negli altri Stati con parlamenti bicamerali); diverso approccio che si è nel tempo esplicitato non solo nel diverso numero dei pareri resi dalle due Camere ma anche nelle diverse prassi adottate e sullo stesso significato attribuito all’esercizio di questa funzione. Ne è riprova il fatto che, nella modifica del proprio regolamento nel luglio 2022, il Senato ha formalizzato ciò che sino a quel momento era stato solo sperimentato in via di prassi, mentre nulla appare all’orizzonte alla Camera (restia, del resto, alla modifica del proprio regolamento, non solo su questo aspetto). Pur nella consapevolezza delle tante criticità del controllo di sussidiarietà, non a caso definito da molti in dottrina come molto macchinoso e difficilmente in grado di garantire una reale partecipazione dei Parlamenti nazionali alla fase ascendente del diritto europeo, ciò che appare significativo, nell’esperienza italiana, è il diverso atteggiarsi delle due Camere parlamentari nel definire il proprio ruolo nel dialogo multilivello tra assemblee legislative. Come si avrà modo di sottolineare, il Senato ha, in questa procedura, coinvolto le Regioni significativamente molto più della Camera e ha posto le basi per incrementare il rapporto con il Parlamento europeo (rectius, con i parlamentari europei eletti in Italia), come formalizzato anche nel proprio regolamento, riformulato nel 2022. Anche in questo può leggersi l’inclinazione della Camera alta italiana a ritagliarsi un ruolo centrale nel dialogo multilivello tra Assemblee legislative, seppure nel contesto di competenze limitate… (segue)



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