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NUMERO 8 - 05/04/2023

 Ricordo di Beniamino Caravita: 25 novembre 2022

Roma, Chiesa di S.Roberto Bellarmino, 25 novembre 2022

 

Ho avuto la fortuna e il privilegio di poter contare sulla guida di  Beniamino Caravita a partire  dalla laurea in Giurisprudenza nell’Università di Perugia (19 aprile 1989) fino a tutte le successive tappe della mia vita accademica. Dunque, quando Iaia e Andrea mi hanno pregato di ricordare  Beniamino, una molteplicità di momenti, immagini, ricordi e frammenti di vita si sono affollati alla mia mente.

I ricordi, lo sappiamo, sono consolatori ma sono talora anche molto dolorosi. Mi sono sforzata di uscire dalla mia profonda tristezza e ho cominciato a riflettere sul dolore (ovvero sui diversi momenti di dolore) di Beniamino.

La prima immagine risale al 1991. Ero all’inizio del mio dottorato di ricerca in Diritto pubblico:  un giorno il professore comunica a me e agli altri assistenti che si sarebbe assentato per almeno un mese dovendo partire per Parigi, dove si sarebbe sottoposto a un intervento chirurgico al cuore. Mi colpì subito la leggerezza (un misto di baldanza e di atteggiamento di sfida) con la quale accennò a quel problema: discutemmo quindi dei seminari da organizzare per i corsi di cui era titolare.

Di recente, quando ci fu occasione di parlare anche di quella fase della sua vita, confermò quell’atteggiamento quasi di distaccata e ironica accettazione: quell’intervento, seppur rischioso, andava fatto perché doveva e voleva vivere appieno la sua vita.

Quando invece il dolore e la preoccupazione non riguardarono più la sua persona e la sua salute, ma quanto aveva di più caro, allora il dolore è diventato indicibile, qualcosa che non si poteva spiegare. Quel dolore deve aver rotto qualcosa in lui, ma non ha certo ridotto né intaccato la luminosità e la lungimiranza dei suoi progetti e la sua naturale capacità di confrontarsi con gli altri, specie con gli studiosi più giovani.

Ricordiamo la sua sapiente regia delle celebrazioni (culminate con il concerto al Globe Theatre) per i dieci anni della sua rivista (federalismi.it) e ancora di recente la sua profonda curiosità che lo ha portato a  dialogare con eminenti studiosi di altre discipline, ad ottenere i fondi per  una Cattedra Jean Monnet e a riflettere sul rapporto fra Intelligenza artificiale e diritto costituzionale.

Una quantità inverosimile di progetti, iniziative scientifiche avviate, seminari, convegni, workshops sono lì a ricordarci che quel dolore non aveva fiaccato il suo spirito.

Mi piace ricordare un episodio recente che racconta l’essenza di questo suo modo di vivere e di concepire l’esistenza. Era il 2017. Eravamo a Perugia in una sala del Dipartimento che lui aveva frequentato per circa dieci anni ed eravamo impegnati in una Commissione di concorso. Durante una pausa mi accorgo che guardava dalla finestra che si affaccia sul cortile di ingresso…mi è parso di scorgere un velo di tristezza nei suoi occhi e gli ho chiesto: «Un po’ di nostalgia di quei tempi perugini?».

La sua risposta fu ferma ed eloquente: «No…non tornerei indietro….del resto, se mai lo facessi…chi mi garantisce che andrebbe altrettanto bene?». 

In quella risposta c’è anche l’umiltà e la forza di chi è grato, profondamente grato alla vita, nonostante tutto, nonostante i dolori personali e i lutti familiari, nonostante le sconfitte e le eventuali delusioni.

In quella risposta c’è la saggia consapevolezza del fatto che la vita è fatta di momenti irripetibili, unici e preziosi, così come sono unici e preziosi gli incontri che la rendono ricca e avvincente.

Porterò sempre nel cuore questo ricordo poiché mi restituisce lo spirito più profondo e la sensibilità di Beniamino.      

 

 

Luisa Cassetti



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