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FOCUS - Riforme istituzionali e forma di governo

 Perché e a che condizioni l’elezione diretta del Presidente del Consiglio può essere utile alla razionalizzazione della forma di governo parlamentare

Ogni qualvolta riparte l’iniziativa politica sulle riforme inevitabilmente la dottrina si divide tra quanti sostengono che non ve ne sia bisogno e quanti, invece, le ritengono quando salvifiche, quando indispensabili, quando necessarie etc..

Senza accreditare poteri taumaturgici alle modifiche costituzionali ritengo tuttavia che alcune buone ragioni militino a favore di esse e, dato il tema odierno, penso sarebbe necessario un intervento sulla forma di governo finalizzato ad introdurre la formula del neo-parlamentarismo, consistente nell’elezione diretta del Presidente del Consiglio corredata dalla sfiducia costruttiva, come già scriveva Giovanni Pitruzzella nel 1996 in Forme di governo e trasformazioni della politica.

Le motivazioni che, a mio giudizio, possono supportare tale intervento sono diverse.

La prima è che la crisi della democrazia dei partiti ha prodotto una ormai permanente difficoltà del meccanismo elettorale di produrre unità. Si tratta di un mutamento sostanzialmente irreversibile connesso alla trasformazione dei partiti stessi (su scala mondiale) a fronte del quale la centralità del Parlamento e la connessa forma di governo parlamentare devono trovare un assetto diverso. E’ a tutti noto, inoltre, che le scelte dei Costituenti furono largamente influenzate dal sistema dei partiti di allora e dal patto che gli stessi avevano contratto, oltrechè dalla situazione di un Paese uscito da una lunga dittatura e bisognoso del massimo di tutele politiche possibili per tutti i partiti dell’arco costituzionale.... (segue)



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