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NUMERO 10 - 03/05/2023

Chat GPT e Meta EDI: spunti problematici su profili regolatori e ruolo delle autorità di controllo di protezione dati

La crescita sempre più esponenziale e globale di tecnologie innovative ha prodotto una realtà digitale nella quale ormai tutti viviamo – sempre connessi – in una condizione che ci vede, al contempo, utenti/consumatori e noi stessi produttori. Un orizzonte nel quale il giurista, soprattutto se pubblicista, non può esimersi dal domandarsi quali siano i rischi che, una tale dimensione della contemporaneità, può produrre sugli ordinamenti democratici e sulle libertà costituzionalmente garantite. Se la disciplina costituzionale della sfera dell’inviolabilità dei diritti e delle libertà da sempre, come sappiamo, si configura quale fattore determinante nella costruzione dei rapporti fra società civile e Stato, è importante ricordare che proprio alla risposta di un legislatore capace di coniugare le scelte dell’Europa ad una lettura evolutiva dell’impianto normativo – costituzionale, dovrà affidarsi la coerenza fra innovazione tecnologica, trasformazione della società e conseguente definizione dell’ambito oggettivo e soggettivo del contenuto delle garanzie costituzionalmente sancite. Altrimenti detto, non sono in discussione i nuovi orizzonti di sviluppo che sistemi tecnologici capaci di interagire con l’uomo, producendo linguaggi naturali e organizzando pensieri, aprono al genere umano; sono piuttosto da considerare attentamente i profili di regolazione delle tecnologie digitali, prima tra tutte ma non solo, l’intelligenza artificiale, e del loro uso, affinchè esso non diventi abuso con inevitabili riflessi sull’idea stessa di democrazia. Si tratta di affrontare tematiche complesse e trasversali, che incrociano la formazione e la gestione del consenso politico, l’informazione/disinformazione e la libertà di pensare e comunicare ma, in termini più… (segue)



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