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di Serafino Gatti
Cultura dello sviluppo. Sviluppo della cultura
Nell’attuale società italiana sicurezze date per acquisite sono in dubbio, la disoccupazione avanza e con essa la povertà e gli squilibri del sistema economico a livello addirittura globale. Viene allora da chiedersi cosa può fare la cultura, intesa in senso ampio e alto, per portare il Paese fuori dalla crisi, favorendone la crescita economica ed il progresso civile? Può essa concorrere alla ripresa ed allo sviluppo o è destinata a rimanere ancora la Cenerentola fra le preoccupazioni e le attenzioni della nostra classe dirigente? Non c’è dubbio che sul binomio cultura – sviluppo il confronto è quanto mai aperto ed affollato, poiché non passa giorno senza che qualche autorevole intellettuale, economista, o opinion leader faccia sentire la propria voce in proposito, redigendo manifesti, appelli, articoli, denunce, rapporti che hanno tutti un comune denominatore: l’accusa alla classe politica degli ultimi decenni di aver favorito il progressivo declino del nostro patrimonio storico, artistico, paesaggistico, a causa di assai poco lungimiranti scelte nell’allocazione delle risorse pubbliche, scelte che hanno penalizzato in misura crescente l’intero comparto. I dati che copiosamente e periodicamente vengono diffusi, seppur con angolazioni e basi territoriali di riferimento diverse, parlano chiaro, dimostrando la vitalità del settore e le enormi potenzialità non sfruttate. Significativi e recenti, tra i tanti pubblicati, i dati comunicati attraverso il Rapporto 2012 di Federculture, dal quale si evince che, nonostante la crisi che ormai imperversa dal 2008, e la riduzione delle risorse pubbliche, l’industria culturale italiana ha superato nel 2010 i 68 miliardi di euro, che corrispondono al 4,9% del valore aggiunto prodotto complessivamente in un anno dal nostro sistema economico, che sono diventati 76 miliardi di euro nel 2011, pari al 5,4% del PIL; che gli occupati nel settore sono quasi 600.000, che salgono a 1,4 milioni se si considerano gli addetti anche al comparto creativo, e che corrispondono al 5,6% del totale degli occupati del Paese, superiore, ad esempio, al settore agricolo, oppure a quello della meccanica; che il volume d’affari generato da attività di spettacolo, escluso lo sport, è arrivato, sempre nel 2010, a 3,5 miliardi di euro; che musei, monumenti e aree archeologiche statali generano introiti lordi per 104,5 milioni di euro, ancora con riferimento al 2010. Per ogni euro generato dal settore, se ne producono altri due nell’ambito della filiera culturale, tanto da coprire il 15% del sistema economico nazionale in termini di valore aggiunto.
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