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FOCUS - Human rights N. 2 - 20/06/2014

 La questione del cognome da attribuire ai figli tra i solleciti delle Corti e l'immobilismo del legislatore italiano

Le tematiche complessivamente riferibili al diritto di famiglia hanno storicamente rappresentato un ambito tematico particolarmente influenzato dalle contaminazioni giurisprudenziali. L’impatto delle decisioni delle Corti (nazionali e non solo), infatti, è stato e continua tuttora ad essere un fattore determinante rispetto alla definizione ed alla evoluzione di tale settore. A fronte di quanto accaduto con riferimento al diritto di famiglia in generale, appare di rilievo la specifica questione dell’attribuzione del cognome ai figli. Ciò perché, in assenza di un chiaro e definito riferimento di diritto positivo, il contributo offerto dalla giurisprudenza è stato decisivo per individuare la disciplina normativa da applicare in materia. La particolarità del caso in questione, quindi, si presenta quanto mai significativa nell’ambito di un’analisi volta a mettere in luce quali possano essere, in concreto, gli effetti delle decisioni delle Corti; consentendo per di più di evidenziare come il “dialogo” tra le stesse – per come oggi usualmente lo si suole indicare – rappresenti un fattore sensibilmente rilevante per l’evoluzione dell’ordinamento e dei percorsi di tutela dallo stesso proposti. Nel nostro ordinamento, all’atto della nascita, i figli “nati nel matrimonio” assumono il solo cognome del padre. A fronte di tale dato, tuttavia, la legislazione italiana non prevede una espressa disciplina normativa relativa alla attribuzione del cognome. In ragione di ciò, il dibattito (tanto dottrinario quanto giurisprudenziale) sviluppatosi in materia ha ipotizzato due possibili chiavi di lettura, tra loro differenti... (segue)



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